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Edtoriale
di
Giampiero Di Leo


Lavoro obbligatorio..."protetto e assistito"... in ambienti separati dai normali luoghi di lavoro... per far risparmiare le imprese e garantire il controllo del paziente attraverso particolari forme di curatela del DSM... in collaborazione con le famiglie... con il possibile intervento del Garante del Paziente psichiatrico... e con un controllo sul come vengano spesi i "denari da lui (il paziente) guadagnati...". La Burani Procaccini prevede una sorta di lavoro forzato alla base della terapia.
Siamo sicuri che è di questo che i pazienti "malati psichici gravi" hanno bisogno?Può una persona malata essere costretta a lavorare? Cosa dice la Costituzione: la persona malata ha diritto alla cura o si deve guadagnare la cura attraverso il lavoro coatto?

Leggo su Internet (pol-it) il nuovo testo unificato della proposta di legge che pone mano alla legge 180 con l'intento di abrogarla o comunque di stravolgerne gli obiettivi, profondamente innovativi nonché altamente umanitari che ne ispirano i contenuti.

 Il pensiero di Basaglia, in verità  solo in parte accolto da quella che tutti considerano la Sua legge, va  molto più in là di un semplice intervento legislativo “compassionevole ed umanitario”, ma esprime una lucida e coraggiosa teorizzazione di un modello di intervento in psichiatria che mette al centro della terapia la persona dell'ammalato e non il luogo dove lo stesso viene costretto per curarsi. E se la persona è il laboratorio, la cura può avvenire anche al di fuori dei luoghi nei quali, spesso coatti, i pazienti possono,  loro malgrado, essere rinchiusi. Di conseguenza luoghi di cura, secondo il pensiero di Basaglia, possono essere  tutti quei posti, alternativi agli ospedali psichiatrici, dove può svolgersi la vita   delle persone portatrici di una sofferenza psichica.

Questo potenzia enormemente le possibilità della cura;  infatti MOLTIPLICA i luoghi dove essa può essere seguita; coinvolge più soggetti nel progetto terapeutico: pazienti, curanti, familiari, Servizi Sanitari, Servizi territoriali,agenzie sociali etc

Non per negare la malattia mentale quindi, ma per meglio curarla, Basaglia apriva le porte ( di uscita, naturalmente !) dei manicomi. Contestualmente individuava una “zona” intermedia, potenzialmente terapeutica, fra gli ospedali e la famiglia dove, superata la fase dell'urgenza e della crisi acuta (trattata appunto nei luoghi di ricovero di tipo ospedaliero), la terapia dovesse proseguire.

Basaglia (e la legge 180 con lui), conosceva bene la malattia mentale nel suo complesso e drammatico svolgimento, infatti nella legge 180 vengono distinti due fondamentali momenti di intervento:

a)      il ricovero ospedaliero

b)      la prevenzione cura e riabilitazione in ambienti extraospedalieri.

a)      il ricovero ospedaliero

    -per la crisi acuta/ subacuta, che spesso necessita di un ricovero di urgenza anche coatto in reparti psichiatrici o cliniche psichiatriche, la L. 180 dispone e regolamenta i ricoveri di urgenza volontari o coatti -attraverso il T.S.O.- che devono comunque essere preceduti da un Accertamento Sanitario Obbligatorio ( per i curanti), l' A.S.O. , finalizzato ad accertare, al domicilio dell'utente, se lo stato di sofferenza psichica  impedisca alla persona, in evidente stato di smarrimento psicologico, di percepire il bisogno non rinviabile di un intervento terapeutico

b)      la prevenzione cura e riabilitazione in ambienti extraospedalieri

     -dopo la remissione dei sintomi più eclatanti, dispone in ordine al bisogno di cura e prolungamento della stessa,  in Presidi e Servizi psichiatrici extraospedalieri. E questo per una durata anche molto più lunga di quanto previsto per il ricovero di urgenza di cui sopra.

La legge 180 dispone che, prima di essere  rimessi a confronto con le difficoltà del  reinserimento e del vivere quotidiano occorra bonificare, attraverso la terapia del paziente, le sue relazioni con i familiari (anche coinvolgendoli nel processo terapeutico)   dalle paure o dai pericoli ( reali o immaginari) dai quali   a torto o ragione si è dovuto difendere o comunque allontanare.

 L'organizzazione di questo spazio intermedio, più precisamente definito  (nel  ' 78 dalla stessa legge 180) come quello dei presidi e servizi psichiatrici extraospedalieri - gli unici delegati alla prevenzione, cura e riabilitazione della malattia mentale- è per la Legge di riforma sanitaria        ( approvata proprio in quegli anni ) di esclusiva competenza regionale.

 Se sono mancate le strutture alternative ai ricoveri ospedalieri, la colpa non può essere attribuita alla legge 180 ma alle REGIONI che non hanno favorito, anche attraverso una appropriata normativa, la nascita e la crescita delle comunità terapeutiche. Questa nascita e questa crescita è stata  comunque perseguita qua e là, a macchia di leopardo, in varie regioni,  da “seguaci” di Basaglia principalmente nel privato, spesso anche in contrasto con un'area pubblica apparentemente vicina al suo pensiero più fortemente orientata per la gestione “statale” di questi Servizi.

 Abolire la legge 180 ( artt, 34-35-64 della L:833/78) quella che obbliga le Regioni a rispondere ai bisogni di cura alternativi ai ricoveri coatti al di fuori delle strutture ospedaliere, significa legittimare solo i Ricoveri coatti, quindi solo le strutture per l'acuzie, quindi solo le strutture “neo- manicomiali” e le strutture asilari per la cronicità.

 Ma anche se, attraverso l'abrogazione o la riforma della 180, si raggiungesse lo scopo del  potenziamento dei posti letto in strutture ospedaliere, e questo servisse a calmare, in un primo momento, le proteste delle famiglie dei pazienti ormai cronicizzati per carenza di strutture o inadeguatezza delle cure,  e tranquillizzare l'opinione pubblica, secondo noi non correttamente informata, la mancanza delle strutture intermedie fra i luoghi dell'acuzie e quelli della cronicità, anch'esse previste nella nuova p.d.l. Burani Procaccini,   renderebbe più difficile l'uscita dalle strutture di ricovero  dei i pazienti,  per lo più giovani, non pronti per i luoghi della cronicità  e la difficoltà di uscita ricreerebbe , comunque  si volessero ridenominare queste strutture, i manicomi.

 Quello che fa di una residenzialità psichiatrica un manicomio, non è soltanto quello che in essa vi si fa, se vi si fa  (nel Santa Maria della Pietà, l'ex ospedale psichiatrico  di Roma, fervevano le attività di terapia attraverso il lavoro senza che questo mutasse nei pazienti la percezione di essere rinchiusi in un manicomio senza essere curati),  ma quello che ci si aspetta dalla stessa; il mandato sociale del tenere chiusi, l'organizzazione del tenere dentro obbligatoriamente e la incapacità a dimettere trasformano qualsiasi residenzialità nel peggiore dei luoghi di vita, indipendentemente da quello che c'è scritto sul cancello di ingresso.

  Arbeit macht frei…( il lavoro rende liberi ) …c'è ancora scritto sul cancello di Auschwitz…e quel lavoro non portava di certo alla libertà…anzi!

Come ha scritto recentemente sul Messaggero Maurizio Costanzo,  in ordine al “sentito dire che si vuole abrogare la Legge 180”, prima di distruggere proteggiamo quel poco che realmente abbiamo, perchè quel poco che abbiamo ci pone,  non fra i primi  dieci  o venti Paesi al mondo, ma in testa a tutti . E questo lo diciamo noi, ( che operiamo nelle comunità terapeutiche da più di venti anni con modesta e sofferente consapevolezza):  lavorare nelle strutture terapeutiche aperte, le cosiddette strutture intermedie,  ha rappresentato  e rappresenta  anche, oltre alla terapia di alta qualità,  una insostituibile  e avanzata opportunità   di studio e ricerca  sulla cura del disagio psichico e della malattia mentale.

 Riportare tutto dentro le strutture ospedaliere o nelle residenzialità  sociosanitarie per la cronicità, significa restringere nuovamente il campo di intervento  e di ricerca sulla malattia mentale e riportare l'Italia a confrontarsi con gli altri Paesi, anche in psichiatria, principalmente attraverso le sue strutture ospedaliere e asilari per le quali,  anche in altri campi della Sanità,  l'Italia non brilla. Ed allora, forse, anche il 20° posto potrebbe essere messo in discussione.

Non si può non essere d'accordo con Maurizio Costanzo:  in questo periodo dove è sempre più difficile distinguere chi è debole di testa e chi non lo è dovrebbe però essere facile distinguere chi  è realmente da chi fa finta di essere difensore o protettore di questa labilità: chi parla  di abrogazione della legge 180 invece di chiederne a gran voce l'applicazione, come si dice in una bellissima canzone napoletana , “ Voce e notte” ,… o sarrà   pazzo  o more   ‘e  gelosia…

Un sincero ringraziamento, va comunque fatto a  Maurizio Costanzo e a chi dedica attenzione da anni al problema della sofferenza psichica e a quello delle strutture intermedie, che ormai faticano a sopravvivere se vogliono mantenere lo specifico terapeutico e non regredire in quella residenzialità dei grandi numeri,  psichiatrica ospedaliera,  dei posti letto e non delle persone, assistenziale e  custodialistica, così ben sostenuta e foraggiata da rette che sono spesso tre quattro volte quelle pagate alle Comunità terapeutiche e con costi di ricoveri ospedalieri che superano di cinque o sei volte le stesse… e allora tutto può apparire più chiaro…

Di questo abbiamo scritto più volte  (vedi anche il  sito www.reverie.it  - rivista Reverie- che è il sito della Associazione Reverie una delle Comunità Terapeutiche federate FENASCOP);  più volte se ne è parlato anche nel M.C.S. e qualche volta  se ne è scritto sui giornali  (Cancrini su Messaggero e l'Unità )…ma non basta mai…dopo un po' si torna indietro.

Ormai siamo  tornati a difendere l'ultima frontiera della riforma psichiatrica, costretti a salire di nuovo sulle “barricate” ideali del 1978 :

-         a difendere la  chiusura degli ingressi negli ospedali psichiatrici,

-          a impedire l'apertura di strutture neo manicomiali,  comunque si possano di nuovo denominare,

-          a lavorare per la apertura di tutti i cancelli dei luoghi di cura, qualsiasi possa essere  la scritta che potrebbe esservi posta sopra,

-         attuare il pensiero di Basaglia: LA CURA RENDE LIBERI!

  E' vero  la cura, come il lavoro, può rendere liberi, ma solo se i cancelli sono aperti…!

Per approfondire queste ed altre tematiche in ordine alla proposta di legge  Burani Procaccini abbiamo chiesto e aspettiamo una convocazione per una audizione presso la Commissione della Sanità.( Questa audizione con la FENASCOP era stata per altro programmata, poi rinviata e infine presumiamo annullata, senza spiegazioni o giustificazioni).