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Psicologia Clinica e Psicoterapia
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La Comunità Terapeutica per Adolescenti

Note di un'esperienza

di
Maria Ciambella e Roberto Quintiliani

(REVERIE, giugno 2000)


"Ciò che egli pensa possa riportarlo indietro all'infanzia: le sensazioni, le emozioni, il fascino dell'infanzia stessa, dell'attaccamento e la consapevolezza della bellezza del mondo e della sua propria impotenza e debolezza, lo portano invece avanti verso il mondo degli adulti, mentre la mancanza di pietà, in realtà, gli impedisce di diventare adulto."
(D. Meltzer)

La comunità terapeutica Reverie nasce nel 1989 per iniziativa di un gruppo di operatori che già avevano esperienza di lavoro in comunità per pazienti psicotici. Inizialmente l'utenza era costituita da un gruppo di residenti, in prevalenza schizofrenici, che avevano già una lunga storia psichiatrica alle spalle. Il desiderio di sperimentarsi con pazienti più giovani e con un esordio recente del disturbo psicotico, ha portato alla creazione di una struttura che potesse ospitare i vecchi residenti per offrirgli un programma più prettamente riabilitativo, lasciando libera la struttura originaria per ospitare i nuovi pazienti. Si costituivano così due comunità operanti a Capena: quella terapeutica e quella riabilitativa, che ospitano tuttora ciascuna circa sedici pazienti. Essendo le due strutture ubicate in campagna ad una distanza di circa tre chilometri dal paese ed avendo la comunità terapeutica tra i suoi ospiti alcuni ragazzi che avrebbero potuto usufruire in maniera proficua di una situazione maggiormente integrata nel sociale, fondammo una terza comunità a Montesacro, un quartiere residenziale di Roma, che ospita attualmente dodici persone. La presenza nella prima struttura di pazienti giovani con un'età compresa tra i diciotto e i trent'anni ci ha portato a confrontarci con problemi adolescenziali che hanno trovato particolare attenzione in alcuni operatori che svolgevano la loro formazione nel campo dell'infanzia e dell'adolescenza. Ci siamo chiesti così cosa volesse dire aprire un programma specifico per gli adolescenti. E' iniziato quindi un lavoro di documentazione e di ricerca sulle strutture già esistenti e sul loro funzionamento e, nel 1998 abbiamo iniziato con l'ospitare un ragazzo di sedici anni diagnosticato come borderline. Essendo un'esperienza pilota abbiamo deciso di sperimentarla all'interno del programma degli adulti, che in quel periodo specifico ospitava comunque molti pazienti giovani. Ciò ci ha permesso di poter utilizzare la struttura e le risorse già esistenti evitando un aumento eccessivo delle spese di bilancio, essendo la nostra una associazione. Si è venuta a costituire una piccola équipe tra quelli che già lavoravano nella struttura, formata da quattro operatori e un tutor secondo quello che è il nostro modello, e iniziavamo contemporaneamente una supervisione esterna con la dott.ssa Gianna Polacco Williams, oltre a quella già in corso per il programma degli adulti. Gli adolescenti ospiti sono diventati poi due ed in seguito tre, ma sinora non hanno mai superato tale numero sia per le difficoltà incontrate con questi primi ragazzi, sia perché non siamo ancora riusciti a sentirci sicuri di poter avviare un programma autonomo con una struttura separata ed indipendente. Le maggiori resistenze vengono dalla nostra esigenza di comprendere quanto più possibile la specificità dell'adolescenza per approntare programmi terapeutici alternativi a quelli che normalmente svolgiamo, e dalla considerazione di dover formare gli operatori in modo diverso da quello che è il nostro training di base poiché abbiamo sperimentato che non basta né essere dei buoni operatori di comunità, né avere una buona conoscenza teorica delle problematiche adolescenziali. Quelle che seguono sono le nostre considerazioni su cui abbiamo basato sinora questa esperienza breve ma densa di stimoli.

Prima visita e valutazione

Alla richiesta da parte dei Servizi, fa seguito una prima visita con i genitori e col ragazzo. La visita consta di due incontri, uno con i genitori ed uno con il ragazzo, condotti da due operatori diversi i quali si confrontano successivamente tra di loro. Se dopo questi primi incontri non si avesse un quadro sufficientemente chiaro, si offre un altro appuntamento per un'altra serie di incontri. La valutazione diagnostica tiene presente le dinamiche interne del ragazzo, dei conflitti in atto, delle sue potenzialità e delle risorse della famiglia, dell'ambiente e del Servizio inviante. Nel momento in cui si ritiene che il ragazzo possa usufruire delle comunità, dopo aver attentamente analizzato la domanda e dopo aver atteso l'esito delle pratiche burocratiche per la delibera di inserimento da parte della A.S.L., si procede all'inserimento. Il nostro modello prevede un periodo di osservazione e conoscenza propedeutico all'ingresso. Questo periodo di assistenze domiciliari e/o incontri di un'ora in comunità, serve per: approfondire la conoscenza del ragazzo, continuare il processo diagnostico e definire un primo progetto terapeutico concordato col ragazzo e col Servizio inviante, stabilendo le finalità dell'intervento a breve ed a medio termine. Gli incontri servono inoltre a stabilire un rapporto sufficientemente significativo tra il ragazzo e l'operatore di affidamento che lo prenderà in carico. Il paziente ha inoltre modo di conoscere il gruppo dei residenti e le regole che governano la comunità, farsi conoscere dal gruppo ed elaborare la separazione fisica dalla famiglia che il programma residenziale comporta. Già questo tipo di intervento generalmente diminuisce la sintomatologia attiva e riduce il livello di ansia del ragazzo e della famiglia.
In questa prima fase elevato è il rischio di confermare l'autodiagnosi di anormalità che il ragazzo ha già fatto nella sua storia. Come nota la Carbone Tirelli, questa conferma porta inevitabilmente alla fuga dall'intervento che proponiamo. E' molto importante che il ragazzo si senta accolto, comprenda sufficientemente la situazione in cui si va inserendo e si senta parte attiva del trattamento. Coinvolgere inoltre la famiglia ridà il senso al paziente di avere a che fare anche con un problema relazionale.

 

Il tipo di intervento (multifattoriale integrato)

Il programma terapeutico si attua nell'arco di un tempo limitato (2-3 anni) con verifiche e revisioni periodiche. In comunità si svolgono attività riabilitative e terapeutiche, attraverso programmi individualizzati. Accanto alle attività comuni che prevedono laboratori di art-therapy e gruppi ad orientamento psicodinamico, i ragazzi hanno la possibilità di usufruire di una psicoterapia analitica individuale all'interno della comunità con terapisti esterni, o di continuare, se già in atto, la loro psicoterapia o analisi individuale all'esterno della struttura. La terapia farmacologica, se presente, è controllata dal neuropsichiatra infantile della comunità, in collaborazione con lo psichiatra del Servizio inviante, secondo la modalità del dosaggio minimo efficiente tale da contenere la sintomatologia e da permettere gli interventi comunitari. E' previsto un incontro mensile con la famiglia condotto da due terapisti esperti di dinamiche famigliari, nel quale partecipano anche il ragazzo e l'operatore di affidamento. Si lavora comunque affinché le famiglie abbiano anche una loro terapia famigliare o di coppia, privata od effettua dal Servizio inviante ove possibile. Si opera affinché venga continuato o ripreso il percorso scolastico e si effettuano programmi specifici a seconda degli interessi e della disponibilità, che riguardano attività sportive e artistiche utilizzando le risorse del territorio. I week-end, se la situazione familiare lo consente, vengono trascorsi in famiglia, mentre per chi rimane in comunità, si organizzano gite in piccoli gruppi.

 

Il modello


La comunità terapeutica funziona sia da osservatorio delle problematiche espresse dai suoi pazienti, sia da strumento terapeutico che si adatta, proprio per le sue caratteristiche di flessibilità, alle diverse fasi del processo patologico e a diversi tipi di patologia. Nella comunità è possibile contemporaneamente allearsi con la parte non psicotica del ragazzo e accettare gli aspetti sintomatici e regressivi. Attraverso la cogestione della quotidianità, si partecipa e si condivide il tempo con il duplice rischio, da una parte della confusività dei ruoli, dall'altra della perdita della già fragile o assente identità nel contesto gruppale. Per questo motivo nelle nostre strutture abbiamo considerato utile inserire la figura dell'operatore di affidamento, il quale attua una presa in carico del paziente sin dagli incontri preparatori all'inserimento. L'operatore di affidamento segue per tutto il suo percorso il progetto terapeutico del suo affidato, funge da tramite nei rapporti col Servizio inviante, con la famiglia, con gli adulti di riferimento. Ha in carico uno o due pazienti ed è coadiuvato nel suo lavoro da altri tre operatori che si alternano nei turni di lavoro, e da un tutor che supervisiona in maniera continuativa questa piccola équipe. Riteniamo che questo rapporto duale, inserito in un contesto sostanzialmente gruppale, sviluppi il giusto equilibrio per ottenere i vantaggi dell'uno e dell'altro tipo di intervento. Inoltre la relazione con l'operatore di affidamento è alla base di quel processo di introiezione di un oggetto buono, strutturante, che rende possibile riprendere il processo di simbolizzazione dell'oggetto assente e di acquisizione di rappresentazioni di sé fondamentale per la definizione della propria identità. D'altra parte il contesto gruppale, favorisce un lavoro di rispecchiamento e di verifica diventando anche il teatro dei conflitti interni e, al tempo stesso, strumento di ristrutturazione e riparazione delle relazioni danneggiate del mondo interno. Molto si gioca nell'interazione tra realtà esterna e realtà interna. L'adolescente, agisce nel contesto della comunità per mobilitare l'oggetto esterno. La costanza dell'oggetto e la mentalizzazione dell'agire nel contesto quotidiano della comunità, tendono a trasformare l'agire in pensieri, in capacità rappresentazionali, attraverso il lavoro dell'apprendere dall'esperienza. Naturalmente ciò passa attraverso la tolleranza del conflitto che a volte raggiunge dei livelli molto elevati. Il limite a questa tolleranza è dato da diversi fattori: il momento dinamico in cui si trova la comunità, le capacità contenitive degli operatori in turno e dell'intera équipe, l'attivazione contemporanea di più pazienti, il livello di distruttività dell'acting. Tutto si gioca in quel lavoro di equilibrio tra mondo esterno e mondo intrapsichico laddove nella mente dell'équipe curante esiste comunque un elevato grado di tollerabilità della sofferenza mentale. Sta al lavoro di chi gestisce la comunità, il mantenere viva quest'area di pensabilità dell'équipe attraverso i vari momenti gruppali di riflessione. Nella nostra struttura abbiamo tre momenti strutturati di riflessione gruppale nell'arco della settimana ed una supervisione esterna mensile. Ma in alcuni periodi sembra che questi momenti non siano sufficienti tanto è elevato il grado di invasione di contenuti interni conflittuali nei vari spazi della quotidianità. La comunità deve proprio per questo, mantenere un elevato grado di flessibilità nella sua strutturazione, tanto più per rispondere alle diversificate esigenze del paziente adolescente. Intendiamo flessibilità strutturale, la possibilità di aumentare i turni degli operatori, di aumentare il numero di supervisioni e di incontri gruppali, di rispondere con strumenti diversi individualizzando gli interventi a seconda del bisogno del paziente e del suo momento dinamico.

Il gruppo di lavoro


Le qualità che l'operatore deve avere sono, oltre che una predisposizione personale a questo tipo di lavoro, la stabilità emotiva (come diceva Winnicott), la capacità di empatia, ma al tempo stesso la capacità di porsi come osservatore della relazione mentre questa è in atto. Il rischio del controagire in un contesto di full-immersion è molto grande. Noi riteniamo che un percorso analitico personale sia uno strumento molto valido, anche se non sufficiente, per riuscire a sopportare e supportare il dolore mentale e porre attenzione ai movimenti transferali e controtransferali, nel tentativo di limitare il più possibile la tendenza ad agire piuttosto che pensare. Ma un'altra capacità dell'operatore deve essere quella di saper operare in gruppo, collaborando con l'équipe curante e prestando attenzione ai movimenti gruppali dei pazienti. E' essenziale che l'operatore sia capace di collaborare col gruppo di lavoro e di utilizzarlo liberamente negli spazi prestabiliti, per esprimere le proprie difficoltà. Le supervisioni rappresentano il momento più importante viste da questo vertice, ma vanno valorizzati come contenitori di una mente pensante, anche tutti gli incontri dell'équipe durante la settimana. Abbiamo notato che con gli adolescenti, il livello di azione è molto elevato e repentino nei tempi e nelle modalità e ciò pone gli operatori in uno stato di tensione tra il dare risposte contenitive, la mediazione e il lassismo. La funzione pensante è seriamente messa alla prova in molte situazioni durante la giornata. Spesso l'équipe è portata a dividersi sulle scelte operative in momenti in cui il dolore psichico diventa insopportabile ed i processi inconsci sembrano prendere il sopravvento, ma è proprio in questi momenti che si evidenzia l'abilità dell'operatore e del gruppo nel mantenersi fermi rispetto al compito primario della comunità che va verso la direzione del cambiamento. Sappiamo che i gruppi di lavoro tendono ad attuare scissioni in seguito ad angosce di tipo catastrofico, attraverso irrigidimenti, scotomizzazioni, proiezioni della sofferenza sui pazienti, ansie psicotiche che vengono 'depositate' nei 'problemi istituzionali', che fanno perdere di vista il paziente. Compito dei responsabili è cercare di integrare le risorse dell'équipe e cercare di gestire le potenti proiezioni derivanti dall'ansia psicotica. Abbiamo in questi anni sempre più considerato l'importanza di una sovrastruttura gruppale che sostenga il singolo operatore e svolga "una 'manutenzione' delle capacità riflessive e terapeutiche dello staff" (Main).