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IL MANDATO DELLE COMUNITÀ
TERAPEUTICO-RIABILITATIVE

di
R. Mazzone, E. Tedone, G. Niuà
(apparso su la Reverie, giugno 1998)

PREMESSA
La questione del mandato sociale alle C.T.R. investe una problematica appassionante e complessa; infatti è evidente che da quando simbolicamente e realmente il manicomio ha cessato di esistere i luoghi nei quali la devianza psichiatrica è. stata circoscritta sono stati via via investiti da una nuova aspettativa.
Si tratta della aspettativa della ricreazione dell'altrove, quel luogo nel quale la devianza era contenuta e, in passato, irreversibilmente disinnescata.
In altre parole il mandato sociale che alimenta e stimola l'indirizzo sanitario volto ad investire più capitali nelle residenze e, quindi, a produrre un reale e imponente incremento delle strutture comunitarie (soprattutto le Comunità Terapeutiche) è solo secondariamente terapeutico, ma primariamente è di tipo contenitivo.
In questa prima parte del màndato sociale è iscritto il maggiore rischio per ogni C.T.R.: il rischio di diventare dei piccoli manicomi a meno che una imponente costellazione di correttivi strutturali garantisca l'effettiva terapeuticità di queste strutture.
Non si tratta, in verità, solo di terapeuticità, infatti ogni C.T.R. potrà evitare, o dilazionare, il rischio di una sua cronicizzazione se potrà porre in atto anche una serie di provvidenze preventive che ne compensino le tendenze centripete: se ne elencano, di seguito, solo le principali:
? definizione e patteggiamento di un chiaro progetto personalizzato;
? definizione di pochi e chiari parametri di definizione che scandiscano il decorso temporale del progetto.
In questi due anni gli infermieri hanno acquisito una padronanza nella gestione delle situazioni (essendo anche presente un gruppo di ospiti conosciuti) per cui sono diminuite le richieste al reperibile, il numero di chiamate è stato sicuramente più elevato nel primo anno.
L'identità degli infermieri della Comunità che siamo andati costruendo (nel tentare di superare definitivamente la funzione di sorveglianza) in questi due anni si inserisce nella funzione più di tipo relazionale-educativa che tecnica. Ovvero gli aspetti tecnici tradizionalmente individuati nell'assistenza DIRETTA al paziente divengono secondari rispetto ad una presa in carico e l'instaurarsi di un rapporto di fiducia.
Presa in carico di équipe quindi bilanciata e supportata da tutti i partecipanti al progetto che vede l'ospite protagonista.
Obiettivo teorico del nostro lavoro è il raggiungimento di una maggiore autonomia dell'ospite e per una migliore qualità della vita; questo si concretizza nell'aiutare le persone (individuando le aree più deficitarie di bisogni: fisiologici, di sicurezza, stabilità di amore e appartenenza, di stima e autorealizzazione) a conquistare quotidianamente un "millimetro" di autonomia, fiducia, ecc.
La funzione infermieristica in tutto questo processo si sviluppa come relazione di aiuto l'infermiere assume quindi molteplici ruoli; sostituto, guida, consulente, educatore ecc.
Il fine dell'assistenza infermieristica infatti è aiutare il paziente a compiere tutti quegli atti della vita quotidiana, che spesso non è in grado di espletare da solo perchè la patologia non glielo consente.
La quotidianità (le 24 ore), cioè il tempo scandito nella condizione delle attività quotidiane, sono il punto di forza da cui trarre preziose informazioni e osservazioni riguardanti il paziente, ed anche lo spazio dove inserirsi per attuare opportuni interventi educativi, all'interno di un rapporto di fiducia.
Ciò detto non è teorico, ma si realizza quotidianamente sin dall'ingresso dell'ospite: la sua necessità di imporsi, si interviene e si contiene l'ansia, la frustrazione, la difficoltà nel gestire i soldi, nell'occuparsi di se stessi come corpo (l'igiene personale, l'assunzione della terapia, il cibo, l'igiene delle proprie cose, controlli medici ecc.). nei rapporti con gli altri ospiti, con i familiari, con il mondo esterno nella sua complessità ecc.
Questo vivere insieme in una reciprocità di relazioni buone, severe, contenitive, comprensive è una sorta di "terapia diffusa" che va sicuramente ad incidere modificando interiormente (acquisizione di fiducia) ed esteriormente l'ospite.
Ci siamo inoltre trovati in questi due anni a svolgere attività ricreative e riabilitative sia interne che esterne a cominciare dal festeggiamento di ogni singolo compleanno (nessuno escluso!), al carnevale, a costruire un presepe con la pasta di sale a fare grigliate all'aperto, a festeggiare il Natale con i familiari, cinema teatro, pallone, pizza, gite occasionali e organizzate ecc. Tutto questo utilizzando buona volontà, interesse, attitudini personali e MEZZI PROPRI.
Riteniamo fondamentale (problema aperto) trovare il modo migliore per lavorare in équipe. Si è cercato in questi due anni continuamente di trovare modi diversi che ci permettessero di lavorare insieme superando i problemi concreti di difficoltà come quello della turnistica. Chi fa i turni dovendo inoltre rispettare i riposi successivi alla notte a volte non riesce a partecipare neppure ad una delle due riunioni che si svolgono settimanalmente (mettere insieme i pezzi).
Problema consequenziale a questo è trovare degli strumenti di comunicazione scritta che ci permettano di lavorare meglio e di produrre documentazione sull'ospite. La comunicazione attualmente è quotidiana e riguarda sia l'osservazione dell'ospite sia i passaggi di informazione quotidiana che lo riguardano.
Ci siamo trovati spesso in questi 2 anni a doverci occupare di pazienti che non appartengono alla comunità ma che in qualche modo l'hanno scelta come punto di riferimento.
Anche i familiari che giungono alla Comunità molto spesso richiedono l'intervento di mediazione dell'operatore presente in quel momento o del referente del paziente.
La mediazione, che si concretizza nella gestione e nella trasmissione delle informazioni rappresenta la caratteristica peculiare della figura infermieristica la quale coglie nel suo esserci nelle 24 ore gli aspetti dinamici della struttura nel suo spazio interno tra continuità e modificazione.