IL SOGNO E IL TRAUMA
di
Roberto Quintiliani
Secondo il “principio del piacere” formulato da Freud, il lavoro onirico
cerca di eliminare gli stimoli psichici che disturbano il sonno che
potrebbero svegliare il dormiente, mediante l’appagamento del desiderio,
attraverso un sogno. Il contenuto di questi desideri sottostanti il sogno,
si chiama contenuto latente, mentre il risultato del lavoro onirico viene
chiamato contenuto manifesto del sogno. Il lavoro onirico si basa
principalmente sulla condensazione e sullo spostamento che alterano il
significato del sogno per evitare che desideri inconsci giungano alla
coscienza. Questa teoria sembrerebbe confutata da alcuni tipi di sogni che
Freud si sofferma ad analizzare. Ad esempio ci sono i sogni d’angoscia, la
cui spiegazione, ci dice Freud, sta nella natura inconscia di alcuni
desideri che il sogno si propone di realizzare. Questi sogni possono
arrivare a svegliare il dormiente:
“Se le cose giungono al punto che la censura si sente impotente di fronte ad
un desiderio onirico che minaccia di sopraffarla, allora si serve, al posto
della deformazione, dell’ultimo mezzo che le rimane: rinunciare allo stato
di sonno, generando angoscia” (Freud, “Introduzione alla psicoanalisi”
1915-17).
Un altro tipo di sogni che sembrano sfuggire al principio del piacere, sono
i sogni traumatici. Nelle nevrosi traumatiche, Freud rileva che le persone
sognano più volte la situazione traumatica.
“La ripetizione apparentemente senza fine di questi sogni e il risveglio dei
pazienti in preda al terrore, non erano compatibili con la teoria secondo la
quale i sogni miravano al soddisfacimento del desiderio, né con quella del
sogno di angoscia, secondo la quale l’angoscia erompeva quando i meccanismi
di appagamento allucinatorio del desiderio erano insufficienti. Questi sogni
non potevano appartenere a tali categorie perché non sembravano avere nulla
della struttura dei sogni: il loro contenuto consisteva in una semplice
ripetizione oggettiva dell’esperienza o dell’attesa dell’esperienza che
aveva fatto precipitare la crisi. Perciò essi sembravano rappresentare un
fenomeno totalmente differente da tutti quelli che la teoria dei sogni aveva
tentato di coprire”. (Meltzer, Lo sviluppo kleiniano vol.1, 1987).
Freud ipotizza che ci possa essere un altro principio della vita psichica
oltre a quello di piacere, che si manifesta in una tendenza alla “coazione a
ripetere".
“… la vita onirica delle persone affette da nevrosi traumatica, ha la
caratteristica di riportare continuamente il malato nella situazione del suo
incidente, da cui egli si risveglia con rinnovato spavento. Ci si stupisce
davvero troppo poco di ciò. Si pensa che il fatto che l’esperienza
traumatica si imponga continuamente al malato, persino nel sonno, sia
appunto una prova della sua forza: il malato sarebbe, per così dire, fissato
psichicamente al suo trauma. Tali fissazioni all’esperienza che ha fatto
esplodere la malattia ci sono note da tempo, nel caso dell’isteria… Tuttavia
non mi risulta che nella vita vigile coloro che soffrono di nevrosi
traumatica siano molto occupati dal ricordo del proprio incidente. Forse si
sforzano piuttosto di non pensarci. Se si ritiene ovvio che il sogno
notturno trasponga nuovamente queste persone nella situazione che ha creato
la loro malattia si mostra di non aver compreso la natura del sogno. Sarebbe
più coerente con la natura del sogno se al malato si presentassero piuttosto
immagini risalenti all’epoca in cui stava bene, o relative alla guarigione
che spera di raggiungere. Se non vogliamo che i sogni di coloro che soffrono
di nevrosi traumatica ci turbino nel nostro convincimento che il sogno tende
all’appagamento di un desiderio, non ci resta che una via di uscita:
ammettere che in questa situazione anche la funzione del sogno, come molte
altre cose, viene disturbata e deviata dai suoi scopi: a meno di non voler
ricorrere alle misteriose tendenze masochistiche dell’Io”. (Freud, Al di là
del principio di piacere, 1920).
Se non si considerano questi sogni come “sogni di punizione”, che
rientrerebbero nella categoria dell’appagamento dei desideri, bisogna
ipotizzare una tendenza alla ‘coazione a ripetere’ che riproduce l’evento
traumatico nella vita onirica.
“Questi sogni cercano di padroneggiare gli stimoli retrospettivamente,
sviluppando quell’angoscia la cui mancanza era stata la causa della nevrosi
traumatica. Essi ci permettono così di farci un’idea di una funzione di un
apparato psichico che, senza contraddire al principio del piacere, è però
indipendente da esso, e pare più primitiva del proposito di ottenere piacere
ed evitare dispiacere”…. “Ma se esiste un ‘al di là del principio del
piacere’, è logico ammettere che ci sia stata anche un’epoca che ha
preceduto la tendenza del sogno ad appagare i desideri del dormiente” (Freud,
cit., pag. 218-219).
Questi sogni ubbidirebbero secondo Freud, alla coazione a ripetere, nel
tentativo di legare psichicamente le impressioni traumatiche.
Per Ferenczi il trauma non viene incorporato nella mente come processo
cosciente, come evento psichico che possa essere memorizzato. Lo shock
determina un grado più o meno elevato di disintegrazione dell’Io. La
coazione a ripetere sarebbe un tentativo di trovare una migliore soluzione.
Il sogno per Ferenczi, è un modo per rendere sopportabile l’evento
traumatico e dimostra la scissione tra una vita emotiva che scompare
nell’incoscienza e regredisce a pura sensazione fisica e la parte
intellettiva che continua la sua vita autonomamente ma staccata da qualunque
sentimento relativo al trauma.
Ciò però ancora non ci rende ben conto del perché dei sogni traumatici.
Forse la via potrebbe essere trovata nella psicologia infantile. Per Freud
“l’immaturità della struttura intrapsichica non consente il lavoro del
sogno”. Per permettere il lavoro onirico, è necessario il processo di
simbolizzazione che differenzi l’oggetto originario dai suoi simboli. Nei
sogni dei bambini, in particolare di quelli che esprimono paura, le immagini
assumono un carattere allucinatorio, concreto difficilmente distinguibili
dal vissuto reale.
La Carbone Tirelli scrive che “l’incubo è da considerare, rispetto al sogno,
l’equivalente di ciò che l’equazione simbolica è rispetto al simbolo” (L.
Carbone Tirelli, Incubi sogni e fantasie, pag. 188). L’incubo rappresenta il
fallimento della funzione del pensiero di filtrare gli stimoli esterni, che
per il loro carattere traumatico non sono stati trasformati in simboli.
Gampel scrive che non si può dimenticare quanto non è stato riportato alla
memoria; sembrerebbe quindi che l’evento traumatico rimanga come un fatto
non trasformabile in elementi memorizzabili e metabolizzabili, e quindi si
ripropone nel sogno immodificato mancando la possibilità di essere
trasformato attraverso il lavoro onirico.
Siamo così giunti all’opera di Bion che non tratta specificatamente dei
sogni traumatici, ma ci fornisce delle chiavi attraverso i suoi pensieri
riguardo al sognare e alla sua funzione. Possiamo infatti forse trovare una
spiegazione dei sogni traumatici, della loro concretezza e drammaticità, del
loro carattere fortemente sensoriale, nella teoria di Bion su come vengano
percepiti gli stimoli provenienti dal mondo reale. In “Apprendere
dall’esperienza” egli scrive che:
“Se uno, da sveglio o nel sonno, ha un’esperienza emotiva ed è capace di
convertirla in elementi alfa, ha poi la possibilità di restare inconsapevole
di questa esperienza oppure di diventarne cosciente”…. Un uomo che parli con
un amico e converta le impressioni sensoriali di questa esperienza emotiva
in elementi alfa, è in grado di formare pensieri onirici e quindi di avere
una coscienza imperturbata dei fatti, siano questi gli eventi cui partecipa,
o i propri sentimenti su tali eventi, o ambedue. Egli è capace di restare
“addormentato” o inconsapevole di certi elementi che non possono penetrare
la barriera costituita dal suo “sogno”. Grazie al “sogno” può continuare
ininterrottamente ad essere sveglio; sveglio, cioè, relativamente al fatto
di star parlando con il suo amico, ma addormentato relativamente ad elementi
che, se potessero penetrare la barriera dei suoi “sogni”, metterebbero il
suo intelletto sotto il dominio di idee ed emozioni solitamente inconsce”
(pag. 41).
E forse è proprio ciò che accade durante l’evento traumatico.
“Il sogno costituisce una barriera contro fenomeni mentali che potrebbero
sopraffare nella persona, la consapevolezza di stare a parlare con un amico
e, allo stesso tempo, rende impossibile a tale consapevolezza di sopraffare
le fantasie” (pag.42).
Il sogno, secondo Bion, differenzia il conscio dall’inconscio. Gli stimoli
traumatici, per il loro carattere intenso e doloroso, non vengono
trasformati in elementi alfa e quindi non possono essere utilizzati nel
sogno come lo intendiamo nella sua forma risultante dal lavoro onirico.
Bion distingue due tipi di attività del sogno: il sognare introiettivamente
e il sognare proiettivamente. A quest'ultimo tipo vanno riferiti quei sogni
che non producono libere associazioni e che non sono facilmente
distinguibili dalle allucinazioni. In questo caso quindi il sogno è di tipo
proiettivo ed ha funzioni escretorie. Come i sogni proiettivi, i sogni
traumatici potrebbero essere in realtà “delle evacuazioni di quell’alfa che
non si è riusciti a prevenire”(Bion, Cogitations, pag. 73).
Il lavoro onirico converte il materiale proveniente dall’esterno in elementi
immagazzinabili per renderli fruibili dalla memoria. La mente è paragonata
ad un apparato digerente in cui il sogno è “un processo digestivo mentale”.
Secondo Bion
“l’ambito del sogno è il magazzino nel quale vengono depositate le
impressioni trasformate dopo che sono state trasformate. Il lavoro-del-sogno
permette al materiale pre-comunicabile di acquisire le qualità di
immagazzinabilità e di comunicabilità” (Bion, Cogitations, pag.65).
Scrive ancora Bion:
“Freud intendeva il fatto che il materiale inconscio, il quale altrimenti
sarebbe stato perfettamente comprensibile, veniva trasformato in un sogno e
che bisognava disfare il lavoro onirico per far sì che il sogno, diventato
oramai incomprensibile, ridiventasse comprensibile. Io intendo, invece, che
il materiale conscio deve venire sottoposto al lavoro-del-sogno per renderlo
idoneo all’immagazzinamento ed alla selezione e idoneo alla trasformazione
dalla posizione schizo-paranoide a quella depressiva e che il materiale
inconscio pre-verbale deve essere sottoposto ad un reciproco
lavoro-del-sogno per lo stesso motivo. Freud dice che Aristotele afferma che
il sogno è ‘il modo in cui la nostra psiche lavora durante lo stato di
sonno’: io dico che è il modo in cui funziona quando è sveglio” (pag. 62).
Il sogno traumatico rappresenta il fallimento del lavoro-del-sogno dove la
realtà traumatica rimane in uno stato di sospensione, gli stimoli,
estremamente eccessivi, non possono essere sottoposti al lavoro-del-sogno e
quindi non vengono trasformati in elementi alfa, quegli elementi che
permettono di fare dei sogni introiettivi anziché evacuativi. L’esperienza
traumatica non viene immagazzinata e trasformata nella posizione depressiva
ma viene evacuata attraverso sogni allucinati.
“Un sogno può occuparsi sia dell’evacuazione di un pensiero, di un
sentimento o di un’immagine non desiderati, sia del loro immagazzinamento.
Nell’uno come nell’altro caso, deve convertire o un fatto esterno empirico o
una realtà interna psichica in una forma che li renda idonei per
l’immagazzinamento o per l’evacuazione. Anche sotto questo aspetto sembra
che il sogno sia analogo ad un processo digestivo” (pag. 70).
Bion chiamerà nei suoi appunti, il lavoro del sogno: “lavoro-del-sogno-alfa”
che è un lavoro che la mente fa continuamente, giorno e notte, sulla base
degli stimoli esterni e interni. Lo stimolo sensoriale deve essere
“ideogrammaticizzato” dalla mente. Ad esempio, se c’è una esperienza che
procura dolore, la mente deve convertire l’esperienza in una immagine visiva
“di uno che si massaggia il gomito o di un viso rigato dalle lacrime o
qualcosa del genere”. A questo punto se il principio di realtà è dominante
nel soggetto, questo ideogramma renderà l’esperienza idonea
all’immagazzinamento nella memoria per renderla disponibile nel momento
della rievocazione. Se l’esperienza è eccessivamente dolorosa, dominerà il
principio di piacere-dispiacere e l’ideogramma fallirà rimanendo
l’oggetto-stimolo così com’è, con le sue caratteristiche di concretezza,
tanto da poter essere escreto.
“L’immagine visiva stessa è usata come bersaglio per l’identificazione
proiettiva e poi come missile-contenitore per un’ulteriore attività di
identificazione proiettiva……l’elemento visivo dei sogni è significativo
perché c’è la sensazione che il sentimento possa essere escreto più lontano.
In un sogno identificato proiettivamente, il sogno stesso è vissuto come
analogo ad un oggetto allucinato, non per la gratificazione allucinatoria
dell’ingestione, ma per l’escrezione allucinatoria”.
Questo tipo di sogni lascia la sensazione nel soggetto di non riuscire a
fare sogni “normali”. Il sogno è percepito come contenitore che imprigiona
l’esperienza emotiva, un’esperienza che la personalità si sente troppo
debole ad affrontare senza il rischio di una rottura. Il sogno, con i suoi
contenuti angoscianti che riproducono l’evento traumatico, indica una
indisponibilità della mente ad ingerire il fatto, a metabolizzarlo. Come
sottolinea la Alvarez, è importante poter dimenticare per poter ricordare
elaborativamente il trauma. Ma il trauma indigerito non potrà essere
dimenticato e di conseguenza neanche ricordato in una posizione depressiva,
collegato cioè agli altri elementi della personalità.
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