Psicologia Clinica e Psicoterapia in Comunità terapeutiche psichiatriche, centri diurni e residenzialità terapeutiche
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Centro Diurno


Nel Febbraio del 2001 nasce un progetto che viene legalmente indicato come prolungamento del Centro Diurno della Comunità Terapeutica di Capena (CTC), il cui obiettivo è quello di offrire un’attività ed un impegno per utenti esterni alla Comunità.


Per definizione, le attività del Centro Diurno dovrebbero svolgersi in orario 10-18 all’interno dei locali della CTC, in Via Madonna Due Ponti, come spazio terapeutico, di incontro, relazione e crescita per gli utenti coinvolti nel progetto; luogo diverso da quello da cui provengono e in cui tornano giornalmente.
L’équipe, che segue il progetto, in realtà opera in maniera diversa e molto più ampia, in quanto segue sul territorio le "residenzialità decentrate", ovvero le case tendenzialmente "garantite" dalla Reverie, dove gli utenti, progrediti nel programma di comunità residenziale, si sperimentano al di fuori della comunità stessa.
La spinta ad operare in tale direzione è stata determinata dal crescente bisogno di trovare delle soluzioni per quella fascia di ex pazienti delle C.T. che, pur avendo acquisito una discreta stabilizzazione della sintomatologia psichiatrica, non avevano raggiunto quel sufficiente grado di autonomia necessario per il reinserimento nell’ambiente sociale di provenienza.
D’altro canto, le delibere regionali (L.R. n° 49 del 1983 - delibera 1224 del 1985 - regolamenti regionali 7/8/9 del 1985 - delibere 11887 e 11891 del 1988), nel definire gli standard e la tipologia dell’utenza delle CT, ne determinano in più casi anche i tempi massimi presumibili di permanenza (da 18 a 36 mesi, secondo la delibera 1887 e il regol. regionale n° 9/85).
Da qui la necessità di formulare un programma che, sulla base dell’esperienza maturata nelle CT, fosse in grado di offrire ai pazienti in uscita dalle nostre comunità il sostegno e l’assistenza di cui ancora necessitavano.
Il programma di Residenzialità Decentrata, per quanto dotato di una sua autonomia operativa, è pertanto un’emanazione e un potenziamento dei programmi residenziali e di Centro Diurno delle CT ed opera in sinergia operativa e funzionale, nonché amministrativa e giuridico legale, con le stesse.
Il programma di Residenzialità Decentrata prevede, in sintesi:
· assistenza domiciliare;
· attività di sostegno nella partecipazione degli assistiti alle attività del centro diurno;
· laboratori di professionalizzazione; attività psicoterapeutiche, individuali e di gruppo, con frequenza settimanale;
· attività socioterapeutiche (assemblea settimanale, programmazione week-end, ecc);
· assistenza psichiatrica (verifica periodica della terapia farmacologica);
· attività di sostegno sociale e reinserimento lavorativo.
In accordo con i servizi invianti, per ogni utente l’équipe provvede ad elaborare un progetto individuale, sottoposto a costante verifica e supervisione. Ogni settimana viene svolta un’assemblea con tutti gli utenti in carico. Sempre settimanalmente, gli operatori, assieme ai tutor del programma, incontrano i membri delle varie case. Una volta la settimana, inoltre, gli utenti partecipano ad un gruppo terapeutico ad impostazione psicodinamica.
l’équipe operante sul territorio ha organizzato la propria attività nel modo seguente:
· dalle 9 alle 10 e dalle 18 alle 19 si seguono gli utenti nelle Residenzialità Decentrate mediante un programma di assistenza domiciliare aggiunto al Centro Diurno;
· dalle 10 alle 18 gli utenti delle Residenzialità Decentrate prendono parte alle attività del Centro Diurno che si svolgono in parte, sul territorio di Capena


La sperimentazione dell’autonomia: il programma di Residenzialità Decentrata


la Residenzialità Decentrata (RD) utilizza piccoli appartamenti presi in affitto dagli stessi pazienti, ("residenze decentrate"), ubicati fuori dalla Comunità, in contesto urbano e strutturati in modo da poter accogliere 2-4 ospiti, nei quali si realizzano progetti di verifica delle capacità di autonomia psichica ed abitativa acquisite durante il percorso in CT. La funzione preminente assegnata ai programmi di RD è quella di separare strutturalmente ed organizzativamente la funzione dell’abitare da quella del curare che sono invece sostanzialmente sovrapposte nell’intervento di CT.


L’inserimento in RD è graduale e modulato in sinergia con l’evoluzione della situazione complessiva del singolo paziente nelle fasi finali del trattamento residenziale. Valutato lo status psicopatologico del paziente e di concerto con lui, la sua famiglia, l’equipe del Servizio inviante e quella della CT, l’utente inizia questa tappa del percorso, dapprima andando nel nuovo appartamento per dormirci, guidato e sostenuto dagli operatori - che oltre ad accompagnarlo e rassicurarlo garantiscono sempre una pronta reperibilità dalla CT.


L’ospite quindi vive nella propria casa esterna alla CT e lì viene eventualmente assistito e sostenuto dagli operatori per tutte quelle funzioni che non sia ancora in grado di svolgere autonomamente; utilizza le risorse del territorio per soddisfare le sue esigenze e, con la guida dell’operatore, sperimenta modalità di socializzazione non protetta. Si reca presso la CT solo in quelle fasce orarie in cui vi si svolgono attività terapeutiche e riabilitative significative nel suo progetto individuale.


Il passaggio nelle strutture decentrate prelude e prepara il reinserimento nel mondo sociale, lavorativo o familiare e, in linea di massima, la restituzione, per la loro competenza, ai Servizi di Salute Mentale invianti corresponsabili del progetto terapeutico.


Il Centro Diurno


La fase di sperimentazione, propedeutica al programma di RD, che prepara all’uscita dalla comunità residenziale ha una durata breve (6 mesi circa) , questa fase è necessaria all’equipe per valutare la possibilità di un’uscita strutturale dalla CT e il rientro dell’utente nel suo territorio di provenienza con un’organizzazione di vita autonoma o quanto meno con necessità di assistenza decisamente ridotte.


Non sempre però questo è l’esito immediato. A volte l’esperienza di RD fa emergere difficoltà non evidenti nel contesto del trattamento residenziale; più spesso i livelli di assistenza necessari a mantenere la persona in equilibrio psichico, per quanto bassi, non sono attivabili né dal Servizio né dalla famiglia. Si rende quindi necessario il proseguimento di un trattamento terapeutico-riabilitativo intensivo che consenta di conservare le abilità (abitative e sociali) sviluppate durante la RD e di acquisirne di ulteriori. Con questa finalità opera il CD.


Il Centro Diurno Reverie opera con modalità peculiari che comportano una tensione costante a sostenere le competenze autonome dei suoi utenti e a disincentivarne la dipendenza. Mira a sostenere e sviluppare ogni competenza sociale e funzionale all’abitare.


Struttura programmi terapeutici e riabilitativi in continuità e sinergia con le altre strutture Reverie e utilizza in maniera creativa e funzionale all’autonomia degli utenti le risorse messe a disposizione dal territorio.


A questo scopo il CD si è dotato nel corso degli anni di una organizzazione peculiare.


La sede operativa, costituisce un luogo di riferimento e di aggregazione per gli utenti e gli operatori del CD, dà inoltre la possibilità di sperimentare le proprie competenze sociali all’interno del tessuto sociale “normale”.


La sinergia fra CD e risorse funzionali alla crescita degli utenti messe a disposizione dal territorio (comprese quindi le CT e le RD della Reverie) viene curata da una équipe multidisciplinare (Unità Operativa Territoriale, U.O.T.) che orienta il rapporto con il paziente in carico nella direzione di modulare la relazione di affidamento, tipica del modello Reverie, con modalità operative congrue con l’obiettivo di emancipazione dell’utente.


I locali del CD vengono quindi utilizzati per attività specifiche, solitamente afferenti all’area della psicoterapia, e gli utenti utilizzano molto intensamente situazioni riabilitative e abilitative collocate sul territorio.
Proprio perché obiettivo di questo intervento terapeutico-riabilitativo è la messa a punto, il sostegno e la verifica di programmi personalizzati di uscita dal circuito della dipendenza istituzionale, gli utenti del Centro Diurno vengono sostenuti, in primo luogo, nello sforzo di far proprie tutte le funzioni dell’abitare. Vivono quindi in propri appartamenti autonomi (un massimo di 4 persone per appartamento), collocati nell’area urbana del paese di Capena, e presso questo domicilio si svolgono una parte delle attività del programma di CD. Al mattino, infatti è il passaggio dell’operatore a cadenzare i tempi della ripresa dell’attività da parte dei ragazzi e a organizzare la cura mattutina della casa. A metà mattinata una breve riunione degli utenti con gli operatori presso il CD ha la funzione di puntualizzare i compiti che ognuno svolgerà nel corso della giornata, sia in funzione dei programmi gruppali (spesa, preparazione del pranzo, pulizia degli spazi utilizzati dal CD, ecc.) che di quelli individuali (lavoro esterno, formazione, visite mediche, cure estetiche, psicoterapia, ecc.). Il pranzo viene preparato e consumato o collettivamente o da ogni gruppo-casa, con il supporto organizzativo e la supervisione degli operatori, a seconda degli specifici progetti in attuazione e delle sperimentazioni in essere. L’autogestione pomeridiana viene organizzata da ognuno in relazione alle decisioni prese durante la riunione di metà mattina e ci si reincontra gruppalmente con lo spazio del the pomeridiano a cui segue solitamente un’attività gruppale comune. A sera, è ancora un passaggio presso le case da parte dell’operatore a definire, per chi ne ha bisogno, il termine delle attività sociali.


L’uscita è graduale e successiva ad un periodo di sperimentazione durante il quale ogni utente viene aiutato a definire più puntualmente possibile i propri desideri ed i propri bisogni. Una volta appurata operativamente la fattibilità del progetto così definito ed individuata una soluzione abitativa alternativa, viene gradualmente spostata nella nuova casa la funzione di abitare con la collaborazione del Servizio Inviante e, laddove ancora necessario, delegato ad altri il proseguimento della psicoterapia.


Le comunità hanno finora organizzato l’uscita dalle strutture attraverso due canali: uno interno centrato sull’utilizzo della residenzialià decentrate e protette quali luoghi propedeutici alla dimissione dalla struttura residenziale e la dimissione diretta, senza la mediazione di programmi di verifica e graduazione dell’autonomia. Questo secondo metodo, tutt’ora prevalente, ha però evidenziato in alcune situazioni, seri limiti, a volte compromettendo il lavoro svolto in CT.


L’équipe


Attualmente nella comunità operano:


1 psicologo psicoterapeuta: Dott. Giampiero Di Leo, direttore tecnico;


1 psicologo psicoterapeuta: Dott. Felice Damiano Torricelli, direttore clinico e direttore sanitario;


1 psicologo psicoterapeuta: Dott. Giuseppe Gagliardi, aiuto responsabile per le attività cliniche ed organizzative;


5 psicologi, psicoterapeuti, psicoterapeuti familiari;


— Collaborazione Esterna—


Dott. Roberto Quintiliani, per la conduzione del Gruppo di Psicoterapia Analitica.